Alfred “Milot” Mirashi, Key of Lecce 2026,
Accademia di Belle Arti di Lecce
C’è un momento preciso in cui la vita di Alfred Mirashi diventa arte, e coincide con un attraversamento. È il 6 marzo 1991: migliaia di albanesi si precipitano verso i porti, verso il mare, verso l’Italia. Milot — come tutti lo chiamano, dal nome della cittadina nel Nord dell’Albania, frazione del comune di Kurbin, in cui è nato nel 1969 — è tra loro. Porta con sé la formazione del Liceo artistico di Durazzo, la determinazione di chi ha già scelto, e il peso di una patria piegata da decenni di isolamento ideologico e dalla durezza di un regime che aveva fatto della sospensione della libertà la propria normalità. Da quel momento in poi, ogni opera che realizzerà porterà impressa, nella materia e nel simbolo, la memoria di quel passaggio.
Arrivato in Italia, Mirashi si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove si laurea in pittura nel 1999, al termine di quelli che lo stesso artista ricorda come gli anni più fertili della sua crescita creativa. Segue una borsa di studio all’University of Art & Design di Loughborough, poi New York, poi il ritorno — prima Napoli, poi Firenze, dove ancora oggi vive e lavora. Una traiettoria che è già, di per sé, una geografia della contemporaneità: i movimenti, le soste, le radici provvisorie di chi ha imparato che i confini sono costruzioni umane, e che l’arte può interrogarli senza distruggerli, trasformandoli invece in soglie praticabili.
È da questa consapevolezza biografica e culturale che nasce la chiave — il simbolo che dal 2000 in poi diventa la cifra distintiva di tutta la ricerca di Mirashi, scultorea e pittorica insieme. Non è una scelta arbitraria né un’invenzione decorativa: la chiave è uno degli archetipi più antichi del repertorio umano, presente in ogni cultura come strumento di accesso, di potere, di custodia. Ma nella mano di Mirashi si spoglia di ogni connotazione di possesso o esclusione e diventa il suo contrario: un oggetto che apre, che include, che mette in comunicazione ciò che era separato. È la risposta simbolica di un uomo che ha attraversato una frontiera con il corpo e ha scelto di trasformare quell’attraversamento in forma.
Key of Lecce 2026, installata nel cortile a cielo aperto dell’Accademia di Belle Arti, è l’ultima tappa di questa ricerca: un anello di acciaio corten che si articola attorno a un vuoto centrale, con elementi dentati e geometrici che ne scandiscono il perimetro. Non rinvia alla chiave nel suo senso letterale ma al suo principio strutturale — un’apertura, una soglia, uno spazio che invita all’attraversamento. La cromia del corten sotto la luce meridiana rivela sfumature di oro bruciato e ruggine che dialogano in modo inatteso con il caldo color miele della pietra locale: due materiali lontani nel tempo che trovano, nello stesso spazio, una consonanza naturale, quasi un dialogo tra la storia personale dell’artista e quella del luogo che oggi accoglie la sua opera.
Accogliere nei propri spazi permanenti un’opera di un artista italo-albanese, reduce da riconoscimenti importanti come la VI Biennale d’Arte di Beijing e una mostra al Guangdong Museum of Art di Guangzhou, e attualmente presente alla LXI Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, è per l’Accademia di Belle Arti di Lecce una dichiarazione precisa sulla propria identità e sul proprio ruolo nel presente. Ma al di là del gesto istituzionale, ciò che colpisce nel lavoro di Mirashi è la tensione strutturale tra la ferita e la risposta, tra il peso della storia personale e la leggerezza del gesto simbolico. Nel suo percorso si legge la fatica di un adattamento non scelto, la necessità di reinventarsi per trovare un posto nel mondo — e Mirashi ha trovato nel simbolo, non nella narrazione esplicita del trauma, il modo più onesto per restituire quella fatica a chi guarda. Key of Lecce non nega il dolore — l’esodo, il confine, la perdita — ma lo trasforma, lo sublima in una forma che chiunque può riconoscere e attraversare.
È questo, forse, il senso più profondo di un’arte che ha scelto un simbolo così semplice e così antico: non la complessità del linguaggio come schermo, ma la chiarezza del simbolo come ponte.
Key of Lecce 2026 è visitabile presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce (Via G. Libertini, 3) fino al 26 giugno 2026.


