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Pablo Atchugarry. Scolpire la Luce, mostra
a cura di Gabriele Simongini

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Roma, Viale delle Belle Arti 131

Apertura al pubblico: 19 maggio – 21 giugno 2026

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commento a cura di Alessandro Turillo (21 maggio 2026)

Ho passato gli ultimi due mesi immerso in intense discussioni sul senso dell’arte oggi con amici, artisti e critici d’arte contemporanea.

Dopo tutto questo mi sono ritrovato ad attraversare le sale della GNAMC di Roma per visitare le sculture organiche di Atchugarry, artista uruguayano che ha legato tanta della sua storia alla nostra nazione.

Dalla sua mostra ne sono uscito con una sorprendente epifania sui passaggi fondamentali degli ultimi sessant’anni di trasformazioni nel campo dell’arte plastica.

Osservando le sculture che accolgono i visitatori all’esterno della Galleria – che si trova di fronte al monumentale parco di Villa Borghese – mi sono chiesto: come mi sarei mai potuto orientare di fronte a tanta diversità?

L’incontro con l’impensabile potrebbe aprire a domande che emergono da anfratti remoti: sono disposto ad accettare questa forma? Sono di fronte ad un condensato di una cultura che ormai si è fatta canone? Quanto questo cristallizzarsi dialoga ancora con il nostro presente? C’è necessità in queste forme?

Per di più, l’eco delle critiche a momenti della cultura che si impongono – più per imitazione e accondiscendenza che per reale urgenza – mi rendevano più incline ad osservare con sospetto quanto stavo osservando.

Negli ultimi anni la GNAMC ha impiegato un intenso lavoro di allestimenti in divenire, che a mio avviso si propongo di dare vera espressione alle opere esposte. Per chi frequenta il museo con costanza, questa caratteristica sollecita curiosità e interessi che non potrebbero sorgere in luoghi meno dinamici.

Durante la ricerca delle sale che ospitano le sculture di Pablo Atchugarry, sono stato richiamato da questi nuovi allestimenti, con una certa leggerezza. Poi, giunto di fronte alle prime opere ho sentito nascere in me un’intensa sensazione vitale, che viveva di un’intermittenza in relazione alle forme esposte.

Di fronte all’inusuale, allo sconosciuto, ci sono due reazioni di base: ricercare forme simili, analogie rassicuranti, oppure lasciare che le forme facciano il loro corso. Anche ora, dovessi scommettere su cosa sia accaduto, non saprei dirlo con certezza.

Salgo alla sala superiore, c’è un video semplice che parla dell’arte esposta. Le sorprese non sono finite, ci sono quattro sculture disseminate per la GNAMC, le cerco come posso.

Attraverso le sale, trovo Alberto Giacometti, Henry Moore, Alberto Burri, e le sculture di Pablo Atchugarry, succede tutto velocemente. Forse il silenzio delle sale, forse l’intuizione dell’allestimento, o chi sa cos’altro, di colpo è come se da quell’organicità stratificata si passi ad una strana ricomposizione delle forme. I tempi e le espressioni degli ultimi sessant’anni ritrovano un senso.

Penso che tornerò a vedere questa mostra, perché le discussioni, le riflessioni, e le perplessità di questi mesi trovano nel dialogo tra il museo e Atchugarry, un insieme di risposte che prima di ora non avevano pace.


Dopo dieci anni dall’ultima mostra romana ai Mercati di Traiano e cinque da quella a Palazzo Reale di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dedica a Pablo Atchugarry (Montevideo 1954) – artista uruguaiano di nascita e italiano di adozione – la mostra Scolpire la Luce, a cura di Gabriele Simongini, in programma dal 19 maggio al 21 giugno 2026.

Maestro della tecnica scultorea “per forza di levare”, secondo la celebre definizione di Michelangelo Buonarroti, Atchugarry lavora personalmente il marmo, prediligendo in particolare lo statuario di Carrara. La sua pratica si radica nella tradizione plastica occidentale di ascendenza classica, ma si apre a una visione profondamente spirituale della forma: per lui, infatti, la scultura è “interrogazione interiore, preghiera, invocazione, ricerca dell’infinito”.

Per Atchugarry l’atto dello scolpire è un gesto radicale e necessario, fondato sulla centralità della mano e sul confronto diretto con la difficoltà tecnica e materiale. Ogni opera nasce come sfida e come ricerca di equilibrio tra permanenza e movimento, memoria e contemporaneità.

Le sue opere si distinguono per forme metamorfiche, talvolta quasi aerodinamiche, che evocano tracce astratte di alberi, colonne, fiamme, corpi, panneggi e architetture, conducendo lo sguardo verso l’alto e suggerendo un’esperienza contemplativa e rigenerante.

Come sottolinea la direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini, nel suo testo pubblicato in catalogo: «Nelle sue sculture, la durezza del marmo si ammorbidisce: un fitto susseguirsi di fenditure “disciplinate” che solcano i volumi in profondità, ne sfalda la granitica compattezza. Creando ritmo e movimento attraverso l’alternarsi di luci e di ombre, l’artista dona alle sculture allo stesso tempo rigore e levità. Una sorta di “leggerezza ordinata”, che ricorda solo apparentemente la plissettatura, in quanto simbolo di sofisticata eleganza».

E come osserva il curatore Gabriele Simongini nel suo saggio in catalogo: «Guardando le sculture di Atchugarry dobbiamo sollevare il viso e gli occhi provando una gioia primordiale, istintiva, perché queste opere sono piene di una luce originaria, quella luce totale a cui tutti tendiamo magari inconsapevolmente[…] ogni opera di Atchugarry non è chiusa e conclusa in sé stessa ma possiede una carica dinamica potenziale, intima e interna, che potrebbe portarla a sbocciare nello spazio con le sue infiorescenze».

L’esposizione riunisce cinquantacinque sculture, offrendo un’ampia panoramica della ricerca dell’artista che ripercorre gli ultimi trent’anni della sua attività.

Per l’occasione Atchugarry donerà al museo “Splendore”, un’importante opera in marmo bianco (cm. 164x35x29), appositamente concepita e realizzata per entrare nella collezione della GNAMC.

La mostra si apre con tre monumentali sculture collocate sulla scalinata del museoSearch of the Future (2018), Viaje hacia los sueños (2024) e Albero della vita (2024), caratterizzate da un intenso dialogo tra materia e luce, che evoca temi di crescita, viaggio e tensione verso il futuro.

Accanto ai celebri marmi, la mostra include opere in legno ricavate da tronchi di ulivi secolari, in alabastro, in bronzo smaltato e in acciaio, materiali attraverso cui l’artista esplora differenti modalità espressive: dall’intimità organica delle forme sinuose dei tronchi scolpiti al potente aerodinamismo dei bronzi, fino alle grandi sculture ambientali in acciaio che dialogano con luce, aria e paesaggio.

Il percorso espositivo si arricchisce eccezionalmente di quattro sculture inserite negli spazi della collezione permanente, dove le opere dell’artista instaurano inediti dialoghi con maestri fondamentali dell’arte moderna quali Jean Arp, Lucio Fontana, Alberto Giacometti e Henry Moore. Un confronto che evidenzia affinità, distanze e continuità tra epoche diverse, riaffermando il valore della tradizione come spazio di relazione viva tra passato e presente.

In occasione della mostra saranno pubblicati due cataloghi (Allemandi Editore): il primo con le fotografie di tutte le opere in mostra, il saggio del curatore e i testi di David Anfam e Arnau Puig, oltre a un’ampia antologia critica e alla biografia; il secondo con le fotografie delle opere e dell’allestimento nelle sale del Museo.

La mostra ha ricevuto il patrocinio di IILA, Istituto Italo-Latino Americano, è organizzata in collaborazione con la Galleria Contini e con il sostegno di Gruppo Euromobil.

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Nota biografica | Pablo Atchugarry (Montevideo 1954)

Incoraggiato fin da giovane allo studio delle arti dalla famiglia, Pablo Atchugarry si accosta inizialmente alla pittura, esponendo per la prima volta a Montevideo nel 1972. Negli anni successivi partecipa a numerose rassegne in Uruguay e in Brasile.

Dopo essersi avvicinato alla ricerca scultorea attraverso diversi materiali tra cui il cemento, il ferro e il legno, a partire dal 1977 intraprende un viaggio in Europa. In Italia, dopo aver visitato Carrara, scopre il marmo nel 1979 e, in seguito alla sua prima personale italiana tenutasi a Lecco nel 1978, decide di stabilirsi definitivamente nella città lombarda.

A vent’anni dal suo arrivo in Italia, nel 2001 la città di Milano gli dedica una retrospettiva a Palazzo Isimbardi (Le infinite evoluzioni del marmo); lo stesso anno l’artista inizia a lavorare al suo monumentale Obelisco del Terzo Millennio, scultura in marmo di Carrara destinata al comune di Manzano in provincia di Udine.

Nel 2002 la città di Carrara lo insignisce del prestigioso Premio Michelangelo. L’anno successivo rappresenta l’Uruguay alla cinquantesima edizione della Biennale di Venezia.

All’inizio del 2007 apre la Fundación Pablo Atchugarry a Manantiales in Uruguay, con l’obiettivo di promuovere le arti e creare un luogo di incontro per artisti.

Tra il 2015 e il 2016 gli viene dedicata un’importante retrospettiva presso i Mercati di Traiano, Museo dei Fori Imperiali di Roma (Pablo Atchugarry. Città Eterna, eterni marmi).

A cavallo fra il 2021 e il 2022 gli viene dedicata una grande mostra nella Sala delle Cariatidi, a Palazzo Reale, a Milano.

Nel 2022 inaugura il MACA, Museo di Arte Contemporanea Atchugarry, opera dell’architetto Carlos Ott. Numerose opere dello scultore sono state esposte presso musei e istituzioni pubbliche, fra cui il Frost Art Museum, Miami (USA), il Groeninge Museum, Brugge (Belgio), la Lewis Family Foundation, Boston (USA), il Museo della FAO, Roma (Italia), il Museo Fran Daurel, Barcellona (Spagna), il Museo Nacional de Artes Visuales di Montevideo (Uruguay), il Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires (Argentina), il Muscarelle Museum, Williamsburg (USA), il Norfolk Museum, Virginia (USA), il Pérez Art Museum, Miami (USA) e la Raccolta Lercaro di Bologna (Italia).

Pablo Atchugarry (Foto Archivio Atchugarry, di Giorgia Panzera)

Pablo Atchugarry (Foto Archivio Atchugarry, di Giorgia Panzera)

Roma, maggio 2026

Comunicazioni ufficiali e immagini (ove non indicato diversamente) dagli Uffici Stampa della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e della mostra, Bonmassar.