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Il giovedì santo rappresenta simbolicamente l’ultima cena di Gesù Cristo, celebrata in chiesa con la Messa e il rito della lavanda dei piedi. Era abitudine e per molti lo è ancora oggi in Campania fare lo “struscio” in occasione della visita ai Sepolcri nella settimana santa e così chiamato per via dello strusciare dei piedi sul fondo stradale o dallo strusciarsi delle persone a causa della folla per le strade. Ma prima dello struscio non si poteva non consumare l’immancabile zuppa di cozze, la quale tutt’oggi è largamente consumata nelle case partenopee e in alcuni ristoranti della città, specializzati proprio nella preparazione di questo particolare piatto. Ma come e quando nasce questa deliziosa pietanza tradizionale?

Nasce al tempo di Ferdinando I di Borbone ed è ben noto che il sovrano partenopeo fosse golosissimo di pesce e di frutti di mare, in particolar modo proprio di cozze. Alcune testimonianze raccontano infatti che fosse lui stesso a prenderle nelle acque di Posillipo per poi farsele preparare dai cuochi di corte in maniera piuttosto sontuosa, si dice, con una ricetta di sua invenzione: le “cozzeche dint’â connola”, l’antenata dell’odierna zuppa di cozze napoletana. Tuttavia, le abitudini alimentari del monarca borbonico soprattutto durante la settimana santa destavano le preoccupazioni del frate domenicano Gregorio Maria Rocco poiché considerate troppo peccaminose, e per questo ammonì più volte Ferdinando facendogli promettere che almeno in questo periodo particolare dell’anno avrebbe rinunciato alle sue ghiottonerie.

Ritratto di Ferdinando I Borbone, Re delle Due Sicilie (Napoli, 1751-1825). Dipinto di Gennaro Maldarelli (1769-1858), a Napoli, Museo Nazionale Di Capodimonte (Art Gallery) (Foto DeAgostini/Getty Images, DEA / A. DAGLI ORTI). Immagine in pubblico dominio

Ferdinando però, furbescamente, pur di non rinunciare alle sue amate cozze ordinò ai cuochi di preparargli, il giovedì santo, prima di recarsi in via Toledo per il consueto “struscio”, questi famosi molluschi con una preparazione più rustica rispetto alla ricetta originale e con solo una base di pomodoro e peperoncino. La notizia si diffuse velocemente anche fuori dalle cucine del palazzo e ben presto fece il giro di tutta la capitale del Regno delle due Sicilie. Da quel giorno tutti, sia ricchi che poveri, seguirono l’esempio del re e il giovedì santo la deliziosa zuppa di cozze testimonia questa lontana tradizione.

In seguito, poiché il popolo minuto non sempre poteva permettersi l’acquisto delle cozze, le sostituì con le più economiche lumache e si accontentò di una zuppa di lumache, volgarmente dette “ciammarruche“, preparata con lo stesso sugo di quella di cozze.

La tradizionale zuppa di cozze non smette di entrare nelle case dei partenopei e grazie al noto ristorante, che ha fatto storia proprio con questo tipico piatto della gastronomia napoletana, “A figlia d’’o Marenaro”, sarà possibile seguire questa ricetta live proprio sui loro canali social. Appuntamento alle 18 a casa dell’imprenditrice Assunta Pacifico, titolare dell’attività storica di via Foria che racconterà alle persone come fare la tradizionale zuppa, introducendo anche qualche “innovazione” rispetto alla ricetta tradizionale.

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