Dal 28 marzo al 3 maggio 2026, il Magazzino 26 di Porto Vecchio ospita la quinta edizione della Biennale Internazionale Donna
Immaginate una mappa su cui una regione senza sbocco al mare compare affacciata sull’oceano. È l’errore — deliberato, secondo molti studiosi — che Shakespeare commette nel Racconto d’inverno, quando colloca un naufragio sulle coste della Boemia. Da questa impossibilità geografica, dalla fertilità di un luogo che non può esistere ma che proprio per questo può essere immaginato in libertà, parte il titolo della quinta edizione della Biennale Internazionale Donna: La Boemia sta sul mare.
La Biennale Internazionale Donna — BID per chi la conosce — è una manifestazione culturale nata a Trieste che torna ogni due anni con un programma preciso e per nulla scontato: non celebrare le donne artiste, ma interrogare la parola donna stessa. Cosa significa usarla oggi? Su quali corpi insiste? Quali possibilità apre e quali chiude? Domande scomode che questa quinta edizione — curata da Riccardo Rizzetto, con la direzione artistica di Šeherzada Ahmetović, Francesca Carmellino e Antonella Trotta — affronta con rigore e con la consapevolezza che le risposte facili siano il problema, non la soluzione.
Uno spazio industriale, una storia da abitare
La sede scelta non è una galleria tradizionale. Il Magazzino 26 al Porto Vecchio di Trieste è uno degli edifici che costituivano il grande porto asburgico, oggi in parte recuperato come spazio culturale. Le sue dimensioni, la sua architettura che porta ancora i segni del tempo, la sua posizione sul bordo del mare — tutto questo entra in dialogo con le opere esposte. La mostra non è neutrale rispetto allo spazio: lo usa, ne è condizionata, e questo le aggiunge uno strato di senso che nessun white cube potrebbe offrire.
Oltre cinquanta artiste partecipano all’esposizione, selezionate attraverso un bando pubblico o invitate direttamente. Vengono da tutta Europa e non solo: tra loro ci sono Francesca Centonze, Alba Zari, Sarah Staton (del Royal College of Art di Londra), Vivianne van Singer, e molte altre con realizzazioni che spaziano dall’installazione alla performance, dalla scultura al video. Nessuna di loro è chiamata a rappresentare le donne in modo generico: ciascuna porta una ricerca specifica che contribuisce a tenere aperta la domanda curatoriale, senza chiuderla in risposte preconfezionate.
- Crediti per le foto: Alice Zorzin – Volcano Visual Studio
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- Crediti per la foto: Alice Zorzin _ Volcano Visual Studio
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- Crediti per le foto: Alice Zorzin – Volcano Visual Studio
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- Crediti per le foto: Alice Zorzin – Volcano Visual Studio
- Crediti per le foto: Alice Zorzin – Volcano Visual Studio
- Crediti per le foto: Alice Zorzin – Volcano Visual Studio
Una mostra dentro la mostra: la biblioteca che scompare
Una delle cose più interessanti della BID V è che all’interno dello spazio espositivo si trova qualcosa di insolito: A Library for the Time Being, una biblioteca effimera che esiste solo per la durata della Biennale. Non una biblioteca nel senso tradizionale — non scaffali ordinati, non libri da conservare per i posteri. Uno spazio vivo in cui testi, voci e contributi eterogenei circolano, si incontrano e si trasformano. Workshop, discussioni e installazioni di piccola scala la abitano per tutta la sua durata. Quando la Biennale chiude, la biblioteca scompare. È questo il punto.
Fuori dalla mostra: una città da attraversare
Il public programme della BID V si chiama interferences — interferenze — e non è un calendario di eventi collaterali. È una serie di attivazioni che entrano nell’ambito di interferences e la destabilizzano dall’interno, aprendo direzioni che l’esposizione da sola non potrebbe percorrere. Si va da proiezioni cinematografiche internazionali nella Sala Luzzati — il ciclo BID the Screen porta in sala lavori di artiste come Sonia Levy, Susan Schuppli e Filipa César — a passeggiate collettive per le strade di Trieste. Il walkshop Architetture del Postporre, organizzato da Communal Matters con l’artista Francesca Centonze, parte il 29 marzo da Piazza Unità d’Italia e usa il corpo in movimento come strumento di riflessione: un modo di attraversare la città che è anche un modo di attraversare le idee della Biennale.
A chiudere il programma, TRACEFORM (1–3 maggio) presenta i risultati di un workshop che Riccardo Rizzetto ha condotto con Sarah Staton per gli studenti del MA Sculpture 2026 del Royal College of Art. Un collegamento diretto tra la Biennale e la formazione delle prossime generazioni di artisti — e un segnale di come la BID pensi il proprio ruolo non solo come piattaforma espositiva ma come dispositivo di ricerca e trasmissione.
Il progetto austriaco a Portopiccolo
Per la prima volta nella storia della BID, un Progetto Satellite si sviluppa come esposizione autonoma al di fuori della sede principale. La curatrice Marlene Elvira Steinz ha costruito a Portopiccolo un progetto che entra in dialogo con la mostra principale dal suo angolo specifico: la luce — intesa come materia, energia e principio vitale — indagata attraverso installazioni, sculture, video e performance di artiste austriache. Un modo di espandere la Biennale nello spazio senza diluirne la coerenza, aggiungendo una voce che la complica invece di semplicemente amplificarla.
Perché vale la pena andare
La BID V è aperta dal 28 marzo al 3 maggio 2026, giovedì-domenica e festivi dalle 10 alle 18, venerdì e sabato con orario esteso fino alle 20. Trieste non è mai una destinazione banale: la sua posizione di confine, la sua architettura composita, la sua atmosfera sospesa tra epoche diverse la rendono una città che merita sempre un viaggio. Aggiungere una Biennale che si rifiuta di dare risposte facili su una delle parole più cariche del nostro tempo è un motivo in più.
Non è necessario arrivare con certezze. La Biennale Internazionale Donna non le offre, e non le cerca. Offre invece qualcosa di più raro: la possibilità di stare con una domanda — cosa significa, davvero, la parola donna? — senza che qualcuno si affretti a rispondere al posto nostro.
Immagini dalla Comunicazione Biennale Internazionale Donna – BID ART

























