Nicole Gravier. Fotoromanzo, prima mostra istituzionale in Italia dell’artista francese
25 febbraio – 4 maggio 2026
Con il sostegno della galleria ERMES ERMES, Roma
Clicca qui per il commento a cura di Alessandro Turillo (24 febbraio 2026)
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commento a cura di Alessandro Turillo (24 febbraio 2026)
Ci sono luoghi – come Villa Medici a Roma – che sanno rispondere con attenzione alle chiamate del presente. Lo si percepisce dal modo in cui vengono organizzate le mostre, dalle tematiche scelte e dai rimandi impliciti che questo polo culturale riesce a coordinare con intelligenza.
Dal 25 febbraio al 4 maggio, in contemporanea con la mostra dedicata ad Agnès Varda, è possibile visitare anche la personale di Nicole Gravier, Fotoromanzo. Un dettaglio importante: le opere sono accessibili esclusivamente durante la visita guidata della Villa (durata: 1 ora e 30 minuti).
Al fondo della loggia, di fronte alla Villa, si apre la stanza che ospita Fotoromanzo.
La coincidenza delle due mostre genera un dialogo ideale tra due artiste molto diverse, che affrontano il tema del femminile da prospettive distinte ma complementari.
Nicole Gravier dà vita a queste opere alla fine degli anni Settanta. Come racconta lei stessa:
«Arrivata in Italia notai che la fruizione dei fotoromanzi era vissuta con grande libertà… In Francia ci si vergognava di leggere questo tipo di riviste, mentre qui era del tutto normale».
Il fotoromanzo, in effetti, aveva già esercitato un forte impatto comunicativo in Italia ben prima degli anni Settanta. Lo Sceicco bianco di Federico Fellini (1952) metteva in luce la forza persuasiva degli ideali promossi da queste pubblicazioni popolari.
L’artista francese, giunta a Roma, viene inizialmente colpita dal fenomeno e successivamente ne elabora una visione personale e critica.
Come ogni fenomeno popolare, anche il fotoromanzo porta con sé gli impliciti sociali del proprio tempo e una serie di contraddizioni che oggi, a distanza di cinquant’anni, emergono con maggiore evidenza.
Nicole attraversa questo universo con freschezza e consapevolezza, intercettando un immaginario che sarebbe poi progressivamente scomparso con l’avvento della televisione e, soprattutto, con l’affermarsi delle soap opera negli anni Ottanta.
L’arte, tuttavia, ha tra i suoi doni quello di sospendere il tempo e di lasciarne tracce visibili, capaci di stimolare anche il nostro presente.
Se l’opera di Gravier possiede il valore del ricordo di un’epoca passata, la sua forza maggiore risiede forse nella capacità di segnalarci come il presente sia costellato di trappole che riconosciamo sempre un po’ troppo tardi.
Al tempo della realizzazione di queste opere, il tema del femminile e della sua rivalsa aveva appena iniziato a emergere nella coscienza collettiva. La legge sul divorzio del 1970 e quella sull’aborto del 1978 avevano rappresentato svolte decisive sul piano istituzionale; tuttavia, il passaggio dalla consapevolezza normativa all’assimilazione culturale di quei principi faticava ancora a compiersi con naturalezza.
Nicole, attraverso le sue opere, mette in discussione i miti e gli stereotipi del tempo, lavorando per appropriazione e ironia. In questo gioco di messa in scena utilizza anche il proprio corpo, in un processo che ricorda, per certi aspetti, quello di Cindy Sherman nello stesso periodo, dall’altra parte dell’oceano.
Il legame tra Nicole Gravier e l’Italia si consolida nel tempo, fino a condurla all’insegnamento in prestigiose accademie italiane, tra cui Firenze, Napoli e Milano.
L’opera di questa artista, ancora attiva, ci sollecita a ricordare il nostro passato e a immergerci in un clima culturale che non ci appartiene più, ma che conserva un messaggio centrale: il genere umano è costantemente in bilico tra la conservazione di tradizioni utili e la necessità di evoluzioni capaci di rispettare l’umanità di ciascuno.
- Nicole GravierLo amerò sempreFR : Série Mythes et clichés : Romans photos, 1976-1978, Photocolor C-print avec collage, 50×75 cm, Courtesy de l’artiste et ERMES ERMES, Roma.IT : Serie Miti e cliché: fotoromanzi, 1976-1978, C-print photocolor con collage, 50×75 cm, Courtesy l’artista e ERMES ERMES, Roma.
- Nicole Gravier Fuori le stelle si stanno accendendo FR : Série Mythes et clichés : Romans photos, 1976-1978, Photocolor C-print avec collage, 20 x 25 cm, Courtesy de l’artiste et ERMES ERMES, Roma. IT : Serie Miti e cliché: fotoromanzi, 1976-1978, C-print photocolor con collage, 20 x 25 cm, Courtesy l’artista e ERMES ERMES, Roma
- Nicole Gravier La lettera di Claudio FR : Série Mythes et clichés : Romans photos, 1976-1978, Photocolor C-print avec collage, 50 x 75 cm, Courtesy de l’artiste et ERMES ERMES, Roma. IT : Serie Miti e cliché: fotoromanzi, 1976-1978, C-print photocolor con collage, 50 x 75 cm, Courtesy l’artista e ERMES ERMES, Roma
- Nicole Gravier Forse la felicità è amare FR : Série Mythes et clichés : Romans photos, 1976-1978, Photocolor C-print avec collage, 20 x 25 cm, Courtesy de l’artiste et ERMES ERMES, Roma. IT : Serie Miti e cliché: fotoromanzi, 1976-1978, C-print photocolor con collage, 20 x 25 cm, Courtesy l’artista e ERMES ERMES, Roma
- Nicole Gravier Sei stato molto carino, Io adoro i fiori… FR : Série Mythes et clichés : Romans photos, 1976-1978, Photocolor C-print avec collage, 50 x 75 cm, Courtesy de l’artiste et ERMES ERMES, Roma. IT : Serie Miti e cliché: fotoromanzi, 1976-1978, C-print photocolor con collage, 50 x 75 cm, Courtesy l’artista e ERMES ERMES, Roma
- Nicole Gravier Non sarò mai più felice FR : Série Mythes et clichés : Romans photos, 1976-1978, Photocolor C-print avec collage, 50 x 75 cm, Courtesy de l’artiste et ERMES ERMES, Roma. IT : Serie Miti e cliché: fotoromanzi, 1976-1978, C-print photocolor con collage, 50 x 75 cm, Courtesy l’artista e ERMES ERMES, Roma
- Nicole Gravier DIM FR : Série Mythes et clichés : Publicité, 1976-1978, Photocolor C-print avec collage, 50 x 75 cm, Courtesy de l’artiste et ERMES ERMES, Roma. IT : Serie Miti e cliché: pubblicità, 1976-1978, C-print photocolor con collage, 50 x 75 cm, Courtesy l’artista e ERMES ERMES, Roma
- Nicole Gravier Andrea…Andrea… amore moi FR : Série Mythes et clichés : Romans photos, 1976-1978, Photocolor C-print avec collage, 20 x 25 cm, Courtesy de l’artiste et ERMES ERMES, Roma. IT : Serie Miti e cliché: fotoromanzi, 1976-1978, C-print photocolor con collage, 20 x 25 cm, Courtesy l’artista e ERMES ERMES, Roma
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In parallelo alla retrospettiva dedicata ad Agnès Varda, Villa Medici presenta Fotoromanzo, prima mostra istituzionale in Italia di Nicole Gravier (nata ad Arles nel 1949), artista francese post-concettuale e pioniera del détournement visivo di immagini mediatiche. Se Varda attraversa la città e i suoi abitanti con un’attenzione poetica e politica, Gravier entra nel cuore della comunicazione di massa per smontarne la grammatica: pose, stereotipi, cliché, promesse di felicità e codici di genere.
Stabilitasi in Italia all’inizio degli anni Settanta, prima a Roma e poi a Milano, Gravier si concentra in particolare sull’influenza del fotoromanzo nella cultura popolare. Nella serie Miti & Cliché: Fotoromanzi, l’artista si appropria dei codici del fotoromanzo italiano degli anni ’70 attraverso messe in scena che stravolgono con ironia le posture ripetitive e le dinamiche stereotipate, portando in superficie la narrazione patriarcale delle immagini: la subordinazione delle donne e l’ideale di realizzazione attraverso amore e matrimonio. La serie Miti & Cliché: Pubblicità prosegue questo lavoro di manipolazione delle immagini della moda e della stampa femminile, demistificando i modelli normativi di bellezza, successo e felicità.
Con un gesto che richiama l’orizzonte dell’arte “semiotica”, e in risonanza con la riflessione di Roland Barthes in Frammenti di un discorso amoroso (1976), Gravier interroga come i segni producono significato e come i miti visivi possano essere ribaltati: ritagliando, ricomponendo e disturbando immagini e testo, mette in crisi ciò che si crede di vedere e rivela i meccanismi della dominazione simbolica. Il suo lavoro dialoga in modo diretto con il contesto italiano degli anni Settanta e con la rivoluzione femminista che ha messo in discussione il potere del linguaggio e dell’immagine, in continuità con artiste e teoriche come Carla Lonzi, Mirella Bentivoglio e Tomaso Binga. Presentata in parallelo alla mostra su Varda, l’opera di Gravier ne intercetta alcune tensioni fondamentali: l’attenzione al quotidiano, la critica delle rappresentazioni del femminile e la capacità di fare dell’immagine un campo di battaglia culturale.
Comunicazioni ufficiali e immagini (ove non indicato diversamente) dall’Ufficio Stampa dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Elisabetta Castiglioni – Press Office & Public Relations.








