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Bigaignon x rhinoceros gallery “Atto 3/3: Nello Spazio”:
l’immagine come esperienza spaziale nel capitolo finale della trilogia 

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Vittoria Gerardi, Mosaici-geometrici-Volume. Crediti per la foto: Courtesy ©Bigaignon

Vittoria Gerardi, Mosaici-geometrici-Volume. Crediti per la foto: Courtesy ©Bigaignon



commento a cura di Alessandro Turillo (30 gennaio 2026)

Quando un frammento diventa poetico?
Potremmo cercare nella nostra memoria, oppure guardare all’indelebile certezza del nostro essere natura, o ancora spingerci nello spontaneo desiderio presente. L’incontro con una risposta che ci soddisfi arriva sempre da più strade.
Una delle vie che mi sento di suggerire è quella di passare dalla rhinoceros gallery di Roma, a due passi dalla “Bocca della Verità” per visitare la mostra gratuita “Atto 3/3: Nello Spazio (Within Space)”, che dal 18 gennaio al 15 marzo 2026 presenta la chiusura di un percorso trilogico insieme alla galleria Bigaignon di Parigi.
Devo essere stato fortemente suggestionato dalle due mostre precedenti perché la loro risonanza nello spazio Fendi mi sembrava ancora vivo, tanto stretto è il legame che intercorre tra loro.
Ho dovuto fare uno sforzo percettivo per non sovrapporre le opere degli artisti che già avevano esposto a quelle precedenti.
Ho deciso di stare nello spazio, lasciar scorrere preconcetti, memorie, echi del tempo e visioni passate.
Mi ci è voluto un po’, però poi quasi impercettibilmente sono entrato nel nuovo percorso ed ho cominciato a sentire sempre di più la mano del curatore della mostra, Thierry Bigaignon.
Il suo impegno a mio avviso è stato quello di dare forma ad un’esposizione che – oltre a valorizzare le singole opere – fosse anche attento ad armonizzare i lavori nel loro insieme.
Credo che questo elogio così chiaro per essere almeno verificato necessiti di un po’ di pazienza. Perché la mostra inizialmente potrebbe avere l’aspetto di un tempio cupo e un po’ serioso.
L’arte concettuale che la galleria Bigaignon presenta in questo suo manifesto espositivo presso la sede romana di Fendi è sicuramente un’evoluzione delle origini della corrente d’arte a cui si affida.
Immagino che – per il suo decennale – la galleria di Parigi abbia scelto di portare fuori dalla sua sede gli artisti per confrontarsi con il centro dell’arte occidentale: Roma.
Nel nostro contemporaneo c’è una intrinseca difficoltà a ritrovare parametri chiari a cui riferirsi.
Il concettuale già presente nei manuali di storia dell’arte e tutt’ora presente, ha declinazioni che viaggiano per direttrici differenti ed anche discutibili.
Da questo punto di vista il dialogo implicito tra la sede del palazzo Fendi, la città imperiale per eccellenza e gli artisti della mostra apre a mio avviso una domanda tutt’ora viva: cos’è classico oggi?
Come sempre la risposta sarà di tutti gli arditi che in grado di paragonare passato e presente abbiamo il coraggio e forza di pronunciarsi su questi temi.
Per tutti (me compreso), credo si tratti di assaggiare qualcosa che forse potrebbe portarci lontano: a Venezia ad esempio attraverso l’opera di Renato D’Agostin.


A Roma, rhinoceros gallery (www.rhinocerosroma.com/galleria), lo spazio dedicato all’arte contemporanea fondato da Alessia Caruso Fendi all’interno di Palazzo Rhinoceros, presenta “Atto 3/3: Nello Spazio (Within Space)”, terzo e ultimo capitolo della trilogia espositiva realizzata in collaborazione con la galleria parigina Bigaignon www.bigaignon.com

In programma dal 18 gennaio al 15 marzo 2026, con opening pubblico domenica 18 gennaio dalle ore 15 alle 18, la mostra collettiva conclude un ciclo dedicato ai tre elementi fondamentali della fotografia: luce, tempo e spazio. Dopo Atto 1/3: Under the Light e Atto 2/3: Col Tempo (With Time), questo ultimo atto pone al centro lo spazio come condizione primaria di ogni immagine, ma anche come materia sensibile, mentale e politica.

Lo spazio non è mai neutro. È ciò che attraversiamo, ciò che ci contiene e ciò che proiettiamo. In fotografia, lo spazio viene inquadrato, frammentato, ricostruito; diventa superficie, volume, profondità, illusione. Dalla prospettiva rinascimentale alle sperimentazioni contemporanee, lo spazio è sempre stato un campo di tensione tra reale e immaginario, tra visibile e invisibile. A Roma — città costruita per stratificazioni — lo spazio si fa memoria incarnata: un accumulo di pieni e di vuoti, di rovine e costruzioni, di proiezioni mentali e realtà fisiche.

Gli artisti riuniti in Atto 3/3: Nello Spazio esplorano questa nozione attraverso approcci molteplici, che spaziano dall’architettura all’archeologia, dai paesaggi estremi agli spazi interiori, dalla fotografia alla scultura, dall’immagine bidimensionale alla forma tridimensionale. Ne emerge un percorso in cui lo spazio non è più semplicemente rappresentato, ma attivato, spostato, talvolta perturbato.

Con il suo lavoro su Pompei, Vittoria Gerardi indaga uno spazio congelato dalla catastrofe, sospeso tra scomparsa e conservazione. Le sue fotografie velate di gesso, unite a sculture minimali ed enigmatiche, evocano uno spazio sepolto in cui l’immagine diventa al tempo stesso reliquia e ricostruzione — fragile impronta di un luogo irreversibilmente trasformato dal tempo e dalla materia.

Jean de Pomereu crea nuove topografie che riflettono la trasformazione umana degli ambienti terrestri, attingendo a fotografie d’archivio scattate in Antartide dall’esercito statunitense durante la Guerra Fredda. Accostate a una scultura concepita come omaggio a Carl Andre, le opere presentano lo spazio come dimensione geopolitica e concettuale: luogo di proiezione strategica tanto quanto campo di astrazione minimale.

I paesaggi pseudo-immaginari di Marco Tagliafico, costruiti attraverso l’associazione di immagini digitali e stampe analogiche, sfumano il confine tra realtà e finzione. Questi volumi fotografici quasi scultorei inventano spazi mentali in cui la percezione vacilla, rivelando la fotografia come strumento di fabbricazione dello spazio.

Con un’installazione che combina fotografia e volumi scultorei derivati dall’architettura urbana, Yannig Hedel interroga la città come matrice formale. Lo spazio urbano viene frammentato, ricostruito e trasformato in esperienza fisica, in cui l’immagine abbandona il piano per farsi oggetto.

Un’installazione storica degli anni Settanta, insieme a un disegno su mylar di Elyn Zimmerman, ricorda come lo spazio, nella sua pratica, sia innanzitutto un’esperienza percettiva e luminosa. Profondamente legata alle risonanze materiali, la sua opera pone il lavoro in relazione diretta con l’ambiente che lo accoglie.

Attraverso il suo omaggio a Giorgio Morandi, Mary-Ellen Bartley dispiega uno spazio intimo, quasi silenzioso, in cui la fotografia diventa luogo di contemplazione. Lo spazio si riduce e si concentra, pur rivelandosi di straordinaria intensità, capace di mostrare la profondità racchiusa nelle cose più semplici.

Renato D’Agostin offre una visione monumentale e radicale di Venezia con il progetto Veni Etiam. Le stampe dei canali veneziani, unite alle iconiche sculture Briccole, trasformano lo spazio della città lagunare in un’astrazione grafica e scultorea, in cui la città si fa ritmo, linea e materia.

Ex residente di Villa Medici, Thierry Urbain presenta le sue architetture immaginarie — spazi mentali e poetici in bilico tra rovina e costruzione. Luoghi inesistenti ma familiari, che interrogano il nostro rapporto con l’utopia, la memoria e la proiezione.

Le opere a nastro degli anni Settanta di Bernard Joubert introducono uno spazio geometrico e performativo, che si sviluppa tra la parete che sostiene l’opera e la mente dello spettatore, chiamato a completare la forma immaginata dall’artista, rompendo il tradizionale rapporto frontale della pittura.

Infine, Denis Malartre, Olivier Ratsi e François Kenesi destabilizzano la percezione di uno spazio dato. Attraverso dispositivi che perturbano lo sguardo e mettono in crisi i riferimenti spaziali, interrogano lo spazio come costruzione mentale fragile e reversibile.

In parallelo, dallo scorso settembre e fino a marzo 2026, Bigaignon occupa uno spazio al primo piano di Palazzo Rhinoceros con una grande installazione immersiva di Olivier Ratsi. Vera sintesi delle tre mostre presentate da rhinoceros gallery, l’opera riunisce i temi di luce, tempo e spazio che definiscono la residenza romana della galleria francese.

In un’epoca in cui le immagini circolano senza profondità, Atto 3/3: Nello Spazio propone l’esperienza opposta: rallentare, abitare le forme, confrontarsi fisicamente con lo spazio. Perché se le opere presentate sono plasmate dalla luce e dal tempo, esse sono anche, fondamentalmente, modi di pensare e di vivere lo spazio — forse la condizione stessa della nostra capacità di restare presenti nel mondo.

 

Comunicazioni ufficiali e immagini (ove non indicato diversamente) dall’Ufficio Stampa rhinoceros gallery, Mint List. Aggiornato il 19 gennaio 2026.

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